Search
Search  






Ente Regionale
per il diritto allo Studio
Universitario di Urbino
Marika Ceccaroli

Camminando - Opera n. 31 - Primo Premio Narrativa

CAMMINANDO...

Urbino è un ragazzo restio agli abbracci, ma se ti avvicini, ti prende la mano; Urbino è timidezza che si contorce in vie ripide e strette; Urbino è oggi cortina di nebbia: ogni sguardo è fumo: ogni certezza è foschia.

Katia non se ne cura, non ha voglia di guardarsi intorno, cammina a passo spedito: non è proprio giorno di contemplazione. Katia ha gli occhi persi e ignora anche il ragazzo che le cammina vicino, non vede nulla, sente solo rumore: voci che si accartocciano come foglie al sole, voci che la inseguono serpeggiando in piazza della Repubblica. Ipersensibilità uditiva, un giorno qualcuno le disse. Katia crede che la felicità sia un dovere, ma oggi non offre sorrisi a nessuno, oggi è una donna che rivendica il suo diritto all’infelicità. Katia esita un istante e un ricordo le pizzica l’orecchio come zanzara rognosa: «Un giorno scriverò un romanzo e dirò che la felicità ha la durata di un orgasmo». E tu scrivilo questo romanzo –lei aveva pensato- basta essere grumi di progetti, di belle idee che si moltiplicano in conversazioni d’élite, qualcosa, dico qualcosa, si potrà pur cambiare...

Eccolo là, il professore pazzo che gargarizza insulti per tutti, c’è pure il cane a trascinare il suo corpo malato... è questa la vita? Malattia e convalescenza, ma sani, sani non lo si è mai. Katia socchiude nuovamente gli occhi e non ci pensa più: cammina: svaniti i pensieri abusati, le fottutissime indecisioni.

Forse lui ti sta già aspettando. Di cosa parlerete? Parleremo dell’amore sgualcito e, con impeto, gli dirò: «Caro mio, ci sono panni che non si stirano, inutile spruzzare acqua, affogarli di vapore, nell’esatto momento in cui li indossi, già le pieghe riemergono; tu dirai è il sudore, è il corpo che si muove a riformarle... No, erano lì, sono sempre state lì e tu non lo sapevi...». Sicura? No affatto, ho cambiato idea, probabilmente accennerò un addio. Addio è voce maiuscola, premura per favore nel servirsene, a disposizione oceani di parole in cui nuotare, perché scegliere di sguazzare proprio in questa? Talmente pesante! Le parole vanno dosate, lo sai bene Kati, una goccia di troppo le rende insostenibili e allora si affonda, glu glu.

Mamma mia questi due... non si sono mai baciati in vita loro? Si risucchiano come sanguisughe. E allora tu perché li osservi! È pur sempre amore... Sì ma poi, due persone possono amare nello stesso modo? No di certo: come chiedere al sole di riscaldare con la stessa intensità due zone: seppure vicine, inevitabile è una discrepanza, un bagliore più vivo, uno sprazzo di luce in più. Pur sempre giorno, pur sempre chiaro è vero, ma il calore non è lo stesso...

Eppure Urbino ha una malinconia, ti rimbalza dentro come un singhiozzo e per soffocarla devi trattenere il respiro: saranno le colline, le colline lontane...

E vai! La chiocciante scolaresca! Ci mancava solo questa oggi: e cosa avrai da spingere, per una cartolina poi, e quegli occhi impiccioni...

Katia ha ora bisogno di mangiare qualcosa, lo stomaco mugugna una timida richiesta...se solo ogni persona sapesse origliare se stessa, leggere quel libro aperto che è il corpo: alcune medicine non servirebbero più. E poi? Tutti gli uomini uniti in un corpo solo: ha fame? Brontola. Calore? Suda. Freddo? Trema. Katia le persone non sono così: possono avere fame e tacerlo e, pur soffrendo i crampi, aspettare di essere capite; a volte patiscono il freddo senza tremare e tu ignori la maggior parte dei momenti in cui anelano calore.

«Ehi scusa, dico a te, ti sei sbagliata, prima hai preso il mio ombrello, questo è il tuo» e tieniti il TUO ombrello e io riprendo il MIO... e loro hanno il LORO e lui il SUO: maledetti i possessivi! Cose! Cose! Quando capiremo che siamo nostri solo a noi stessi? E forse nemmeno...

Umm... però... buona davvero questa pizza! E se mi trasformassi in una pizza gigante? No, meglio di no... E se tutto il mondo fosse una pizza? Ma il mondo è già una pizza. E allora tu che farai? Resterò così come sono e lo spizzicherò fino alla crosta. Qualcosa avanzerà? Certo, un rutto in omaggio alle persone più gassate e bollicinose! Cresci Kati, il mondo non si mangia, al massimo si può masticare, ingoiare no.

Urbino ha mura che lo cingono in un casto abbraccio, mi mancherà: al di là degli esami, dei professori, al di là di tutto. Mi mancherà: sarà il suo passo lento, la sua vitrea calma...

Ma tu guarda quel gatto: un giorno vorrei svegliarmi con il pelo e le zampe, proprio come lui. Pensa se la gente sapesse: impazzirebbero tutti di sicuro. Pensa alla faccia di mio padre: non ha mai voluto animali in casa. Forse a quel punto lui sarebbe... sì, perché no, magari un topo! Allora lo mangerei, così, solo per sentire che sapore ha! Un topo? No: dico un padre per un figlio...

Katia ora basta, la mente a volte è davvero un’acrobata impazzita: questione di attimi, flash involontari, bit nel cervello. Un attimo, un attimo ancora: che mi dici dei sogni? Un mare senza rive. L’animo può forse bastare a contenerli? No! Si formano crepe, piccole fessure dove s’infilano e fuoriescono, così si prende a inseguirli mentre loro sono già fuggiti lontano. Eterna rincorsa di qualcosa che era dentro di noi e ha lasciato il vuoto. Io che vorrei la luna su un piatto di stelle dovrei forse accontentarmi di contemplarla lassù?

Ora Katia con rapido passo si allontana e stringe tra i pugni fotocopie di romanzi già letti, riassunti di riassunti rispolverati chissà dove. Senti di non averla compresa? Prova a scannarizzargli il cuore e, nel gioco di chiari e scuri, sorprenderai cromatiche bugie: Katia finge di non sapere come torna l’onda nell’inevitabile riflusso. Lasciamola fare. Oggi ha spinto il dito sullo zoom e si sente più grande.

Sarà colpa di Urbino: dei suoi fianchi rotondi, della sua pigra bellezza...

W3C xhtml W3C Css